CENTRO CLINICO DIAGNOSTICO PESARO

  • Villocentesi

    Prestazioni
    Diagnosi Prenatale, Luttichau Dr.ssa Angelica, Maraviglia Dr. Stefano

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    Periodo di esecuzione: dalla 10ª settimana


    La villocentesi consiste nell’aspirazione di una piccola quantità di villi coriali (10-20 mg) mediante un sistema di aghi che sotto guida ecografica continua viene introdotto per via transaddominale: il primo del diametro di 1,3 mm che fissa l’utero, il secondo del diametro di 0,9 mm che penetra nel tessuto trofoblastico (parte fetale della placenta). Per sottoporsi al prelievo non serve essere a digiuno. Dopo il prelievo non è necessario assumere  né  antibiotici né antispastici. Il disagio provocato dal passaggio degli aghi attraverso l’addome e l’utero è assimilabile a quello di una iniezione intramuscolare. Dopo il prelievo possono essere avvertite ‘contrazioni’ uterine che, per lo più, si risolvono spontaneamente. In un piccolo numero di casi (1-2%) si può avere la perdita di alcune gocce di liquido amniotico e/o di sangue che generalmente non comportano complicazioni.

    In caso di persistenza dei suddetti sintomi è consigliabile rivolgersi al proprio ginecologo o alla struttura in cui è stata eseguita la villocentesi. La villocentesi comporta un rischio di aborto (0,2-0,5%) poco superiore alla frequenza di aborto spontaneo nelle donne di pari eta' e alla stessa settimana di gravidanza. Solo in caso di prelievi eseguiti prima della decima settimana sono stati segnalati casi di difetti trasversali degli arti. E’ dimostrato che l’esperienza dell’operatore riduce notevolmente tali rischi. Non sono mai emersi, dagli studi disponibili, rischi per la madre. E’ incerto se la villocentesi favorisca il rischio di immunizzazione Rh nelle coppie che presentano incompatibilita'; e' tuttavia consigliabile che le pazienti Rh negative con partner Rh positivo si sottopongano ad immunoprofilassi anti D: il dosaggio del farmaco è analogo a quello previsto dopo il parto. E’ incerto se la villocentesi nelle pazienti portatrici di epatite B, C, o HIV faciliti la trasmissione al feto; secondo alcuni studi è possibile un lieve aumento del rischio. Le infezioni intrauterine sono eccezionali se si rispettano le regole della sterilità in tutte le fasi della procedura.

    Eccezionalmente alla prima inserzione dell’ago non si riesce a prelevare il materiale; il prelievo può essere immediatamente ripetuto una seconda volta. In caso di ulteriore insuccesso la villocentesi va programmata per la settimana successiva. Il materiale prelevato viene in parte analizzato direttamente (tecnica semidiretta), in parte posto in coltura per stimolare la moltiplicazione delle cellule sulle quali completare l’analisi citogenetica (tecnica della coltura). I primi risultati sono disponibili dopo 5 giorni (tecnica semidiretta). Il risultato definitivo è disponibile dopo circa 18 giorni (tecnica della coltura). Esiste pero' una grande variabilità della crescita delle colture dovuta sia a differenze tra le cellule sia al loro numero presente nei villi prelevati che può ritardare i tempi della diagnosi e quindi della risposta definitiva. Il risultato definitivo sara' inviato sotto forma di referto scritto dopo circa 20 giorni dal prelievo. In rari casi (1/4000) una insufficiente crescita della coltura cellulare non consente di completare la diagnosi e pertanto si renderà necessario eseguire una amniocentesi alla 15ma settimana.

    Sempre in rari casi (0,5%), come ad esempio in presenza di anomalie cromosomiche a mosaico o discrepanze tra il risultato della tecnica semidiretta e quello della coltura, può rendersi necessario  completare l’indagine su un altro tessuto fetale (liquido amniotico o sangue prelevato dal funicolo). Se nel cariotipo fetale si evidenzia una anomalia cromosomica strutturale, per formulare la prognosi fetale e' previsto lo studio del cariotipo dei genitori o l’esecuzione di indagini molecolari. L’attendibilita' dell’esame e' altissima ma non assoluta: le anomalie cromosomiche strutturali di piccolissime dimensioni (microdelezioni, microduplicazioni, microtraslocazioni) e le anomalie cromosomiche a mosaico a bassa frequenza possono non essere rilevate. Le possibilità diagnostiche della villocentesi riguardano le anomalie cromosomiche , numeriche e strutturali, mediante la determinazione del cariotipo fetale.

    Possono essere eseguite altre indagini come la ricerca della Fibrosi Cistica, Sordita' Genetica,  Sindrome dell’X-fragile  ed un pannello di microdelezioni/duplicazioni ( Prenatal BoBs) responsabili di altrettante sindromi.
    E' possibile inoltre stabilire la compatibilità genetica (test di paternità) e la ricerca genetica del fattore Rh fetale nei casi di incompatibilità di coppia.
    Non sono invece diagnosticabili con la villocentesi malformazioni o altre malattie fetali o insorgenti nel neonato, non dovute ad anomalie cromosomiche. La frequenza di errore e' inferiore a 1/1000 ed è dovuta prevalentemente ad errori di segreteria, omonimia dei pazienti, contaminazione del materiale prelevato con cellule materne. Le modalità della coltura dei villi coriali ed i parametri per l’analisi citogenetica adottati dal Laboratorio sono quelli proposti dalle linee guida internazionali della Association of Technologists (USA) e della Associazione Italiana di Citogenetica Medica. Vengono cioe' contate almeno 16 metafasi -tecnica diretta e tecnica colturale- di cui 2 analizzate con appaiamento diretto degli omologhi e 2 con ricostruzione del cariogramma con sistema automatico.

    TEMPI DI RISPOSTA
    I risultati diagnostici sono disponibili entro 7 giorni dalla data di arrivo del campione in laboratorio per il metodo diretto ed entro 15-21 giorni per la coltura a lungo termine e per le indagini genetiche.
    Mediante tecniche QF-PCR è possibile avere una prima risposta entro 48 ore. Tale metodica è in grado di  rilevare la presenza delle aneuploidie dei cromosomi 13, 18, 21, X e Y partendo da DNA estratto da materiale fetale non coltivato

    Prenatal BoBsTM (PerkinElmer; CE-IVD)

    Prenatal BoBs è una tecnica di citogenetica molecolare in grado di individuare, come un altro test rapido (la QF-PCR o la FISH) le aneuploidie più frequenti (cromosomi 13, 18, 21, X e Y), che rappresentano circa il 72% e il 63% di tutte le anomalie cromosomiche identificabili a livello citogenetico, nel primo e nel secondo trimestre di gravidanza rispettivamente.
    La tecnica permette inoltre di indagare nello specifico la presenza di 9 piccole alterazioni (delezioni o duplicazioni), non evidenziabili con cariotipo standard.
    Si tratta di un test che può essere utilizzato ad integrazione, ma non a sostituzione, della diagnosi prenatale tradizionale su amniociti o su villi coriali. Si esegue utilizzando lo stesso campione di materiale prelevato per la diagnosi prenatale tradizionale. L’indagine fornisce in tempi rapidi e in maniera accurata informazioni relative ad una serie di riarrangiamenti non identificabili con le indagini cromosomiche tradizionali.
    Si stima che il 3% circa dei neonati sia affetto da una patologia di origine genetica (cosiddetto rischio di specie), che in teoria può riguardare tutti i tipi di malattia. Tale rischio non è controllabile né con le indagini di laboratorio, né con quelle strumentali. Il rischio riproduttivo aumenta in base all’età della coppia al momento del concepimento o ad altri fattori, spesso desumibili dalla storia familiare, nei confronti dei quali possono essere effettuate indagini specifiche (ad es. analisi cromosomiche e molecolari, indagini ecografiche, ecc...).
    Donne di età uguale o superiore a 35 anni, per esempio, hanno un rischio aumentato di avere un bimbo con la Sindrome di Down e di altre anomalie di numero dei cromosomi. Questo rischio è controllabile tramite l'analisi dei cromosomi su prelievo di villli coriali o di liquido amniotico.
    Questa tecnica (Prenatal BoBsTM) permette, come detto sopra, di avere un risultato rapido sulle
    aneuploidie più frequenti (13, 18, 21, X e Y). Inoltre permette di analizzare 9 regioni cromosomiche associate a condizioni specifiche e note, non evidenziabili con il cariotipo standard.
    Il rischio di queste sindromi non è aumentato a causa dell'età, ma è, in assenza di storia familiare, lo stesso per tutte le coppie.
    La ragione per la quale è stato scelto di rappresentare in maniera specifica queste 9 patologie si basa sui
    seguenti criteri selettivi:
    - frequenza relativamente alta nei nati vivi (1:4000→1:200.000), rispetto ad altre sindromi rare.
    - esistono mutazioni diverse dalle microdelezioni o microduplicazioni identificate dalla tecnica, ma nella
    maggior parte dei casi (>70%) per queste sindromi il meccanismo patogenetico è questo, ed è identificabile dalla tecnica.
    - assenza di segni ecografici prima delle 26 settimane, quindi mancanza di segni che possano ragionavolmente indirizzare la diagnosi in modo specifico su sospetto clinico in assenza di storia familiare
    - elevata mortalità e morbidità alla nascita
    - quandro clinico e storia naturale post-natale noti, anche se in alcuni casi la penetranza è variabile e non sempre tutti i segni e sintomi descritti sono presenti.
    L'esame viene effettuato su richiesta, come esame aggiuntivo al cariotipo standard, a partire dal DNA fetale ottenuto da 5 ml di liquido amniotico o da 5 mg di villi coriali.
    I tempi di refertazione sono di 3-4 gg dall’arrivo del campione in laboratorio.
    In caso di analisi di materiale estratto da villi coriali e di feto di sesso femminile, verrà eseguita l’analisi per escludere la contaminazione materna. Questo implica un ritardo nella refertazione.
    In alcuni casi e in base ai dati ottenuti può essere necessario approfondire le indagini con tecniche
    aggiuntive per le quali verrà richiesto un prelievo ematico dei genitori.