CENTRO CLINICO DIAGNOSTICO PESARO

  • Ecografia Ostetrica 3D

    Prestazioni
    Centro Clinico Diagnostico Pesaro: Ecografia Ostetrica
    Luttichau Dr.ssa Angelica, Paganelli Dr.ssa Eleonora

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    CHE COS’E'


    E’ abitudine comune eseguire ecografie in tutte le gravidanze. Questi controlli, comunemente definiti di primo livello, servono a riconoscere la patologia della gravidanza iniziale, a misurare il feto per stabilire l’epoca presunta del parto, ad identificare alcune malformazioni e le anomalie della crescita intrauterina.

    Con il termine ecografia di secondo livello si intende invece un esame eseguito da un operatore molto esperto, con uno strumento ad alta risoluzione dotato di Doppler colore e pulsato, sonda multifrequenza, transaddominale e transvaginale e con l’ausilio del 3D e 4D, finalizzato alla diagnosi/esclusione delle anomalie fetali, allo studio della funzione placentare con l’impiego della velocimetria Doppler, nonché della localizzazione placentare. In pazienti primigravide, con gravidanze gemellari o con anamnesi familiare positiva, viene effettuata la valutazione della cervice per la predizione dei parti prematuri. Per le pazienti che non eseguito alcuna diagnosi prenatale invasiva, l’esame viene completato da una ecografia genetica per la valutazione del rischio di anomalie cromosomiche.

    L’ecografia di 2° livello consiste quindi in uno studio particolarmente dettagliato e approfondito che può essere eseguito in qualsiasi epoca gestazionale seppur con finalità diverse. In particolare, a partire dal primo trimestre di gravidanza, e' possibile eseguire:

    DIAGNOSI DELLE MALFORMAZIONI FETALI

    1. ECOGRAFIA MORFOLOGICA PRECOCE


    Durata 30 minuti.

    Le malformazioni sono anomalie della forma fetale. Colpiscono 1 neonato su 40. Le anomalie cardiache sono in assoluto le più frequenti, seguite da quelle dell'apparato urinario, muscolo-scheletrico, del sistema nervoso centrale. Molti dettagli della anatomia fetale possono già essere riconosciuti a 14-16 settimane (cosiddetta ecografia morfologica precoce). Questo esame è indicato soprattutto per le pazienti che presentano rischi particolarmente elevati di malformazioni fetali (precedenti casi, familiarità, assunzione di farmaci) o per pazienti in sovrappeso in cui lo studio dell’anatomia fetale può essere più agevolmente condotto in epoca precoce utilizzando una sonda vaginale. L’ecografia morfologica precoce, se eseguita da personale esperto utilizzando apparecchi all’avanguardia, identifica circa il 50-70% delle malformazioni, il 50-70% dei casi di trisomia 21 e il 70-80% dei casi di trisomia 13 e 18.

    2. ECOGRAFIA MORFOLOGICA


    Durata 45 minuti.

    L’ecografia per la diagnosi delle malformazioni fetali (definita anche ecografia morfologica) viene di solito eseguita intorno a 20 settimane (comunque tra 19 e 22). Ma le ecografie, di primo livello hanno dimostrato

    una capacità predittiva bassa. Negli studi finora disponibili la proporzione di casi riconosciuti oscilla tra il 20 e il 40%. Le malformazioni maggiori che invariabilmente sfuggono a questi controlli sono numerose: le cardiopatie (peraltro le anomalie in assoluto più frequenti e tra le più gravi) sono l'esempio più rappresentativo, ma l'elenco comprende anche anomalie del sistema nervoso centrale, come la spina bifida, i difetti cranio-facciali e le anomalie delle estremità. Gli esami di secondo livello, studiando in modo approfondito e dettagliato l’anatomia fetale, hanno invece la capacità di identificare intorno al 90% delle malformazioni che vengono riconosciute alla nascita. In linea di massima, i limiti principali riguardano i difetti di dimensioni molto piccole (ad esempio, i difetti del setto interventricolare e interatriale del cuore), i difetti evolutivi (ad esempio, emorragie e neoplasie) e in generale la patologia ostruttiva del tratto gastro-enterico ed urinario.

    STUDIO DELLA FUNZIONE PLACENTARE CON VELOCIMETRIA DOPPLER


    Circa 4-7 bambini su 100 presentano alla nascita un quadro di denutrizione conseguente a restrizione della crescita intrauterina che comporta un rischio più alto di morte e complicazioni neonatali a breve e lungo termine. Questo quadro è spesso concomitante ad una malattia materna, la pre-eclampsia (o gestosi), caratterizzata da una serie eterogenea di manifestazioni cliniche che comprendono aumento della pressione arteriosa, disfunzione renale e alterazioni della coagulazione del sangue. Tale patologia colpisce 2-3 gravide su 100 e può determinare complicazioni anche molto gravi. Il rallentamento della crescita intrauterina del feto e la pre-eclampsia riconoscono come causa una anomala formazione della placenta. Nelle gravidanze normali i vasi arteriosi dell’utero che affluiscono alla placenta subiscono profonde modificazioni di calibro e struttura che hanno lo scopodi facilitare il trasporto di sangue. Nelle gravidanze complicate da insufficiente crescita dei feti e/o da pre-eclampsia, il rimodellamento dei vasi è limitato e porta alla formazione di un circolo utero-placentare con un letto vascolare più ristretto e con una minore elasticità, che si traduce in una riduzione del flusso e degli scambi placentari. Per valutare la capacità della paziente di alimentare in maniera appropriata il feto si valuta quindi la flussimetria Doppler delle arterie uterine, i vasi materni che irrorano l’utero e portano il sangue alla placenta. Il doppler delle arterie uterine permette di identificare già a 20-24 settimane di gestazione un gruppo di pazienti a rischio; infatti, se risulta alterato, il rischio di una forma severa di ritardo di crescita fetale e di pre-eclampsia si aggira intorno al 30% e giustifica controlli clinici (monitoraggio pressorio ed esame urine) ed ecografici più ravvicinati (il successivo, di norma, a 28 settimane). Per le gravide con flussimetria delle arterie uterine nella norma, la probabilità di avere forme gravi di restrizione della crescita fetale e/o pre-eclampsia è molto bassa. La velocimetria Doppler delle arterie uterine consente di identificare circa il 50% di tutti i casi di ritardo della crescita intrauterina e l’80% circa dei casi di pre-eclampsia che si manifestano prima della 34ª settimana.

    PREDIZIONE DEI PARTI PREMATURI MEDIANTE ESAME TRANSVAGINALE DEL COLLO DELL’UTERO


    I parti prematuri, cioè parti che avvengono prima della 34°settimana, hanno una frequenza dell’1% nelle gravidanze singole e costituiscono, insieme alle anomalie congenite e i ritardi di crescita intrauterina, le cause principali di morte perinatale e handicap. La valutazione con una ecografia transvaginale del collo dell’utero a 19-22 settimane ha la capacità di individuare i casi ad alto rischio di parto prematuro. Esiste infatti una correlazione tra la misura della lunghezza del canale cervicale e l’epoca del parto. In generale, una lunghezza inferiore a 2.5 cm riscontrata a 20 settimane comporta un rischio maggiore di parto pretermine. Un beneficio addizionale della scansione transvaginale è la sicura dimostrazione della localizzazione della placenta. In conclusione, il riscontro di cervice raccorciata a 20 settimane identifica circa il 50% dei parti che avvengono prima delle 32 settimane.

    3.ECOGRAFIA MORFO-FUNZIONALE DI II°LIVELLO NEL TERZO TRIMESTRE (30ª-32ª SETTIMANA)

    Durata 30 minuti.

    E’ un’ecografia eseguita da un operatore esperto, dotato di uno strumento ad alta risoluzione con Doppler colore e pulsato, sonda multifrequenza, transaddominale e transvaginale e con l’ausilio del 3D e 4D. Le finalità dell’esame ecografico nel terzo trimestre sono numerose:

    valutazione della situazione, presentazione ed attività cardiaca fetale.

    L’ECOGRAFIA OSTETRICA DI SECONDO LIVELLO

    • Valutazione della crescita fetale e della funzionalità della placenta e del distretto vascolare fetale (velocimetria Doppler dell’arteria ombelicale),
    • Valutazione della quantità di liquido amniotico e della localizzazione placentare,
    • Valutazione dell’inserzione placentare del cordone ombelicale,
    • Riconoscimento di patologie malformative ad esordio tardivo o a lenta evoluzione (ad es. anomalie scheletriche e del sistema nervoso centrale, patologie ostruttive del tratto gastroenterico e genitourinario ecc). Le indicazioni all’ecografia del terzo trimestre talvolta possono essere specifiche (gravidanza a rischio per patologie della crescita fetale, patologie materne associate a patologia della crescita fetale, perdite ematiche vaginali, gravidanza plurima ecc), ma in generale l’esecuzione routinaria di un’ecografia nel corso del terzo trimestre è consigliata anche nelle gravidanze a basso rischio ed in assenza di indicazioni specifiche, poiché consente di raggiungere un’accuratezza del 90% circa nella diagnosi di malformazioni congenite e di identificare più del 50% dei feti piccoli per l’epoca gestazionale valutando anche il grado di benessere fetale e di funzionalità placentare


    ECOGRAFIA TRIDIMENSIONALE

    L’ecografia tridimensionale rappresenta uno sviluppo tecnologico molto recente. In linea di massima, non offre capacità diagnostica aggiuntiva rispetto all’ecografia tradizionale. La diagnosi di alcune malformazioni, anomalie facciali e scheletriche in particolare, è comunque perlomeno avvantaggiata usando ecografi tridimensionali. Di sicuro, ha un risvolto affettivo importante. Le immagini in 3 dimensioni consentono letteralmente di ‘vedere’ il feto.

    COME SI ESEGUE L'ECOGRAFIA OSTETRICA DI 2° LIVELLO

    Di solito l’ecografia ostetrica viene eseguita appoggiando una sonda sopra l’addome. A volte, può capitare che alcuni dettagli non siano chiari, e che sia necessario completare l’esame con una indagine ecografica transvaginale. L’operatore illustra passo per passo l’esame ai genitori che possono seguirlo su un monitor. Il referto, che viene consegnato immediatamente, comprende una descrizione dettagliata dell’esame morfologico, una lista dei principali parametri biometrici, ed è corredata da immagini e da un DVD con la registrazione integrale dell’esame.

    RISCHI DELL'ECOGRAFIA

    L'ecografia è una metodica innocua e sicura. Ampi studi clinici e sperimentali non hanno messo in evidenza alcun effetto sfavorevole secondario alla esposizione agli ultrasuoni.


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